Legge sui golf cart a Roma: 7 cose che la Regione deve sapere prima di votare

La legge sui golf cart a Roma arriva al suo primo vero banco di prova: martedì 6 ottobre 2026, alle 11, la VI Commissione del Consiglio regionale del Lazio ascolta le categorie sulla proposta di legge n. 302, «Disposizioni per il trasporto con navetta turistica nei centri storici». Nell’elenco degli invitati ci sono tredici voci tra taxi, NCC e bus turistici, una manciata di aziende di golf cart, una sola associazione di guide. Di accompagnatori turistici, nessuna.

Noi di TourLeaderPro siamo un network di accompagnatori e guide che hanno speso tempo e soldi per formarsi. Non siamo contro i controlli e non siamo contro una legge sui golf cart: la aspettiamo. Siamo contro chi si improvvisa, e contro una norma che non distingua chi lavora in regola da chi no. Abbiamo chiesto di essere ascoltati, e il Presidente della VI Commissione ha autorizzato la nostra partecipazione all’audizione. Porteremo proposte concrete, pensate per tutelare insieme la città, i tour operator e gli stessi driver: le racconteremo qui subito dopo. Qui sotto ci sono i numeri veri, quello che la bozza dice, e sette cose che la Regione dovrebbe sapere prima di votare la legge sui golf cart.

Accompagnatrice turistica con tablet accanto a un golf cart con quattro turisti a Roma: il servizio che la legge sui golf cart deve tutelare
Un’accompagnatrice illustra il giro ai clienti prima di partire: è il servizio che la legge dovrebbe tutelare. Immagine generata con AI.

1. I numeri della legge sui golf cart: 500, 400, 41

I numeri che girano sono tre, e nessuno è accompagnato da un atto pubblico che lo spieghi.

NumeroChi lo diceCosa indica
circa 500il presidente di Ncc Italia, ripreso dai lanci d’agenziamezzi che operano a Roma, secondo una categoria concorrente
circa 400l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanèmezzi circolanti, stima del Comune
92il presidente di Metur, Pascal van Duijnhovenmezzi delle 14 aziende associate
41ancora Patanègolf cart «autorizzate» dal Comune

Poi ci sono gli unici dati misurati, quelli dei controlli dei Carabinieri del 28 settembre, diffusi dall’Arma e ripresi dalla stampa: 131 golf cart controllate, 10 sottoposte a fermo, 43 sanzioni per 38.000 euro, 13 patenti ritirate. Dei 10 fermi, 6 riguardano mezzi usati come noleggio con conducente senza titolo e 4 conducenti senza patente. Le altre sanzioni sono per cinture, soste, semafori, cellulare alla guida.

RomaToday ha fatto il conto che altri non hanno fatto: meno del 5% dei mezzi fermati faceva il lavoro di un NCC senza averne la licenza. Il fenomeno esiste. La «giungla», nei numeri, è più piccola dei titoli. Ed è su questi numeri che la legge sui golf cart andrebbe scritta.

2. Da dove viene il «41» (e perché non vuol dire quello che sembra)

Nessuno ha spiegato che titolo siano quelle 41 autorizzazioni. E a Roma non esiste un regolamento comunale o regionale sui golf cart turistici: è proprio il motivo per cui si sta scrivendo una legge sui golf cart. Un numero di «autorizzati» senza una norma che autorizzi va preso con cautela.

Quello che risulta è questo. Secondo RomaToday, per avviare l’attività oggi basta una SCIA. E la Cassazione ha stabilito che un’agenzia di viaggi che trasporta i propri clienti durante un’escursione non esercita noleggio con conducente: quel titolo, quindi, non le serve. «Non autorizzato dal Comune» non significa «illegale». Tra i mezzi fuori dal conto dei 41 ci sono, per quello che vediamo ogni giorno sul campo, aziende che fanno questo lavoro da più di dieci anni, con accompagnatori abilitati e spesso con guide ufficiali.

3. Senza una legge sui golf cart, cosa rende legale il servizio oggi

La base è un’ordinanza della Cassazione: Seconda Sezione civile, n. 27218, depositata il 21 ottobre 2024. Il caso: un’agenzia di viaggi multata a Siena per aver trasportato turisti, durante un’escursione inclusa in un pacchetto «tutto compreso», con un’autovettura di sua proprietà. La Corte ha annullato le sanzioni. Non è esercizio abusivo di noleggio con conducente, scrive, ma «la prestazione di un servizio turistico, quale il trasporto di persone, collaterale e strumentale all’escursione organizzata» dall’agenzia. L’uso del mezzo è «uso proprio», e per le autovetture fino a nove posti l’uso proprio «è liberalizzato e non è sottoposto ad alcun particolare regime autorizzatorio».

La parola che conta è «strumentale». Il trasporto è lecito perché serve l’escursione organizzata dall’agenzia. Venduto da solo, come una corsa fino all’albergo o a un cliente caricato per strada, quel presupposto cade: è la contestazione mossa a 6 mezzi su 131. Il confine vero non è tra golf cart e taxi: è tra chi vende un pacchetto e chi vende una corsa. Attenzione, però: l’ordinanza riguarda un’autovettura e un’agenzia di viaggi. Non decide ogni caso, e non dice nulla su chi accompagna i clienti o su chi illustra i monumenti. L’abbiamo spiegato per esteso in Golf cart a Roma con tour operator e accompagnatore turistico: cosa dice la legge.

4. Cosa prevede la proposta 302, la legge sui golf cart del Lazio

Abbiamo letto per intero il testo depositato in Consiglio regionale. La legge sui golf cart del Lazio, per ora, è fatta di sei articoli, firmati da Marco Bertucci con i consiglieri Rotondi, Grasselli, Mari, Berni e Mitrano. È assegnata alla VI Commissione e, per il parere, alla IV, alla I e alla V (Cultura e turismo). Ecco cosa dice:

  • Articolo 2, comma 1. La «navetta turistica» è un mezzo elettrico destinato al trasporto in aree turistiche, con non più di otto passeggeri seduti, escluso il conducente.
  • Articolo 2, comma 2. Il trasporto «avviene su itinerari predefiniti autorizzati dall’ente proprietario della strada».
  • Articolo 3. I Comuni a più alta densità turistica, individuati dalla Giunta regionale, possono disciplinare con propri regolamenti, d’intesa con la Regione e sentito il soprintendente, il trasporto con navetta nei centri storici. I regolamenti definiscono il titolo abilitativo; «i soggetti che possono esercitare l’attività» e «quelli che devono essere presenti all’interno della navetta»; le aree di pregio in cui limitare l’accesso, a partire dai siti UNESCO; gli orari; le aree di sosta, fermata, imbarco e sbarco; gli standard minimi di qualità.
  • Articolo 4. Nasce un Registro regionale «di natura meramente ricognitiva», con i dati degli operatori, i requisiti dei mezzi e gli estremi del titolo abilitativo, compresi itinerari e numero di persone trasportabili.
  • Articoli 5 e 6. Nessun onere per il bilancio regionale; entrata in vigore il giorno dopo la pubblicazione.

Nel testo non ci sono un tetto al numero dei mezzi, sanzioni, né alcun requisito professionale. Ma una porta c’è: l’articolo 3, comma 3, lettera b) affida ai Comuni il compito di stabilire chi «deve essere presente» a bordo. È lì che va scritto l’accompagnatore turistico.

I sindacati dei taxi hanno già bocciato questa legge sui golf cart come «sanatoria»: quindici sigle chiedono un tetto ai mezzi e regole anche per i servizi delle agenzie turistiche. Il Comune chiede itinerari obbligatori e rientro in rimessa dopo ogni servizio. Gli operatori riuniti in Metur, intervistati da Lumsanews, dicono sì a contingentamento, aree di sosta e requisiti più severi per imprese e conducenti, ma no ai percorsi obbligatori.

5. Perché i percorsi prestabiliti peggiorerebbero il traffico

Lunga coda di golf cart sullo stesso percorso in una strada stretta del centro di Roma: l’effetto degli itinerari prestabiliti
Tutti sullo stesso itinerario, alla stessa ora: è quello che un percorso obbligato produce. Immagine generata con AI.

È il punto su cui la legge sui golf cart, così com’è scritta, sbaglia di più. Sembra ordine, produce l’effetto opposto. Lo dicono anche gli operatori: per il presidente di Metur, con itinerari uguali per tutti «ottieni l’ingorgo che volevi evitare».

  • Concentra invece di distribuire. Oggi i mezzi si distribuiscono su decine di strade. Su un itinerario obbligato passano tutti dagli stessi incroci e si fermano negli stessi punti, alla stessa ora. È la definizione di ingorgo. E non c’è modo di sincronizzare centinaia di mezzi, ognuno con i suoi clienti e i suoi orari: si bloccano il traffico e gli stalli di sosta.
  • Un tour non è una linea. Il giro si costruisce su quello che gli ospiti hanno già visto. Chi è stato al Colosseo la mattina non ci torna il pomeriggio: va all’Aventino, al Gianicolo, al Ghetto. È un servizio su misura, ed è il motivo per cui il cliente lo sceglie.
  • Il percorso si cambia in corsa. Cantieri, manifestazioni, cortei, visite di Stato, una strada chiusa senza preavviso: chi fa questo lavoro riscrive il giro ogni giorno, proprio per non stare fermo nel traffico. Lo raccontiamo in Golf cart tour a Roma: dietro le quinte.
  • Il giro fisso esiste già. Si chiama city tour bus: stesso anello, stesse fermate, tutti insieme. Va bene per quello che è. Trasformare i golf cart in una sua copia in miniatura non serve a nessuno.
  • Roma non è una città da dieci fermate. Mandare tutti negli stessi dieci posti significa caricare ancora Trevi, Pantheon e Navona e lasciare vuoto tutto il resto. È il contrario di quello che la città dice di volere contro l’overtourism.

Per una legge sui golf cart che funzioni, lo strumento giusto non è la linea: è il perimetro. Strade e piazze vietate, fasce orarie, stalli di fermata. E il controllo satellitare, che gli stessi operatori hanno proposto, usato per verificare che non si entri dove non si può. Si regola dove non si va, non dove si deve andare.

6. Chi manca al tavolo: gli accompagnatori turistici

L’elenco degli invitati all’audizione è lungo: Regione, Comune, Ministero dei Trasporti, Soprintendenza, Enit, albergatori, tour operator, taxi, NCC, aziende di golf cart, ConfGuide. Non c’è una sola associazione di accompagnatori turistici. Eppure è la figura professionale che, nei servizi fatti bene, accompagna i clienti.

BloccoChi è stato invitato
RegioneFabrizio Ghera, assessore alla Mobilità e ai trasporti; direzione regionale Mobilità; direzione regionale Turismo; direzione regionale Cultura e paesaggio
Enti localiEugenio Patanè, assessore alla Mobilità di Roma Capitale; Giovanni Zannola, consigliere della commissione Mobilità di Roma Capitale; Roma Servizi per la Mobilità Srl; Anci Lazio; Andrea Andreani, assessore alle Attività produttive del Comune di Tarquinia; Pietro Alessi, assessore alle Attività produttive e al turismo del Comune di Civitavecchia
Amministrazioni ed enti nazionaliMinistero delle Infrastrutture e dei trasporti – direzione generale per la Sicurezza stradale e l’autotrasporto; Ministero della Cultura – Soprintendenza speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma; Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina; Enit – Agenzia nazionale del turismo
Settore turistico e ricettivoConfGuide – Confcommercio professioni (guide turistiche); Aigo – Associazione italiana gestori ospitalità diffusa; Aitos – Associazione italiana tour operator sostenibili; Astoi – Associazione tour operator italiani; Federalberghi Lazio; Confesercenti Turismo – Assoturismo; Confcommercio Turismo – Confturismo; Stefano Donghi, Associazione Confapi Turismo e cultura; Guido Germano Gerace, Immersive Srl Virtual Experience
Trasporto pubblico non di lineaAssociazione Ncc Italia; Ncc.it – Network nazionale Ncc; Ncc Italy; Walter Sacco, Uri – Unione Radiotaxi Italiani 3570; Angelo Nobile, Cobas Taxi; Giordano Egidi, Confintesa Taxi; Paolo Macioci, Taxitalia; Taxi 6645 – Cooperativa Radio Taxi Roma; Taxi Samarcanda 065551; Big Bus Rome; Nicola Di Giacobbe, Unica Cgil Taxi; Nicola Di Giacobbe, Filt Cgil di Roma e del Lazio; Alessandro Genovese, Ugl Taxi
Mobilità turistica ed elettricaMetur Ets – Associazione degli operatori della mobilità turistica elettrica (14 aziende e 92 mezzi, secondo il presidente Pascal van Duijnhoven, fondatore di Etuk Tours Rome; l’elenco dei soci non è pubblicato); Anbti – Associazione nazionale bus turistici italiani; Anie – Gruppo eMobility; Assorpas – Associazione italiana light Rpas; Alberto D’Ascola, amministratore di Rome By Cart Srl; Giacomo Mancini, amministratore di Royal Tour Srl; Paolo Chianta, Ceo di Chn Tours Srl – Primo Giro; Angelo Sermoneta – Luxurbe, tour panoramici con golf car

Tredici voci per il trasporto non di linea, tra taxi, NCC e bus; otto per la mobilità turistica ed elettrica; una sola per le guide. Per gli accompagnatori turistici, zero. È un elenco che racconta da solo come è stata pensata finora la legge sui golf cart: come una questione di trasporto, non di professione.

L’assessore al Turismo Alessandro Onorato l’ha detta così: non è accettabile che qualcuno compri una golf cart e diventi «una via di mezzo tra un taxi, un NCC e una guida turistica». Siamo d’accordo. Ma la risposta non può essere solo contare i mezzi. Bisogna guardare chi c’è sopra.

Nel Lazio, prima ancora della legge sui golf cart, una norma c’è già. La L.R. 50/1985, all’articolo 3, definisce l’accompagnatore turistico come chi accompagna persone o gruppi «in attuazione del programma di viaggio, assicurando la necessaria assistenza». L’articolo 5 subordina l’esercizio della professione alla licenza. L’articolo 27 vieta «a chiunque» di avvalersi di accompagnatori privi di licenza, e sanziona chi lo fa. La vigilanza, dice l’articolo 28, spetta al Comune. È una norma in vigore: nel dibattito sulla nuova legge nessuno la cita.

Perché a bordo serve un accompagnatore turistico

Non è una questione di categoria. È una questione di cosa succede su quel mezzo per due o tre ore.

  • Esegue il programma di viaggio. È la sua funzione per legge: tempi, soste, ordine delle tappe, imprevisti. Il cliente ha comprato un itinerario costruito, e qualcuno deve condurlo.
  • Racconta la città mentre ci si muove. La L.R. 50/1985 gli affida «elementi significativi e notizie di interesse turistico-culturale sulle zone di transito», nel rispetto del lavoro delle guide. È il contesto: dove siamo, cosa stiamo attraversando, come si lega al resto. La spiegazione approfondita, da fermi, davanti a un monumento o dentro un sito, è il mestiere della guida turistica (legge 190/2023). Sono due lavori diversi e complementari, e un accompagnatore formato sa dove finisce il suo.
  • Risponde della sicurezza. Porta persone nel traffico del centro, spesso anziani e bambini. Decide dove ci si ferma e dove si scende, e sa cosa fare davanti a un malore, a un incidente, a un cliente che si perde.
  • Protegge il cliente e l’agenzia. Conosce il confine con la professione di guida, la cui violazione costa da 3.000 a 12.000 euro a chi la commette e da 5.000 a 15.000 a chi se ne avvale (art. 12, legge 190/2023).
  • Ha una professionalità da difendere. Può dire di no a un’indicazione sbagliata, perché ha un’abilitazione e una reputazione che valgono più di una giornata di lavoro.

Un driver assunto al minimo, senza formazione e senza abilitazione, non può farsi carico di tutto questo. Non gli si può chiedere di assumersi la responsabilità di portare persone in giro per Roma, né quella di raccontarla. Non è una colpa sua: è un modello d’impresa che scarica il rischio sull’anello più debole, e che alla fine lo fa pagare al turista.

Lo riconoscono gli stessi operatori. Nel suo Decalogo, Metur scrive che i propri collaboratori «sono accompagnatori turistici abilitati». Se lo scrive l’associazione delle aziende, può scriverlo la legge.

Nel nostro network vediamo ogni settimana l’altra faccia: società che mettono alla guida personale mai formato, senza abilitazione, pagato fino a un quarto del compenso di un accompagnatore professionista e a un ottavo di quello di una guida. Non è una statistica: è quello che i colleghi ci raccontano e che vediamo sul campo. È così che si vendono pacchetti a prezzi che un’azienda in regola non può fare. Il 30 settembre, secondo le agenzie di stampa, il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri ha controllato società e rapporti di lavoro nel centro di Roma: gli esiti non sono ancora pubblici, e sono il dato che manca a questo dibattito.

Un accompagnatore abilitato conosce le regole della professione, la sicurezza, la gestione di un’emergenza, il confine con il lavoro della guida. Chi è arrivato ieri no. Una legge sui golf cart che non lo scrive premia chi costa meno. Non si può anteporre il business alla sicurezza e alla professionalità che solo un accompagnatore turistico formato può dare.

7. Anche i driver chiedono tutele

Tre driver di golf cart discutono accanto a una fila di mezzi parcheggiati in una piazza di Roma
Chi guida è il primo a chiedere regole chiare. Immagine generata con AI.

C’è una voce che in questo dibattito non si sente mai: quella di chi guida. I driver dei golf cart sono i primi a chiedere più diritti. Molti ci raccontano di essere lasciati dai loro «capi» senza direttive, senza tutele e senza garanzie: nessuno spiega loro cosa possono dire ai clienti, dove possono fermarsi, cosa fare se arriva un controllo. E nel caso che abbiamo documentato quest’estate il verbale è stato contestato al conducente, non alla società.

Non hanno un’associazione che li difenda, perché «driver di golf cart» non è una qualifica professionale: è una mansione. I contratti che vediamo sono spesso co.co.co., spesso a termine, quasi sempre sottopagati. L’arrivo di personale sottopagato e senza abilitazione svilisce la professione, crea un rischio per i turisti e per la città, e fa concorrenza sleale tra colleghi e tra agenzie. È il modello che la legge sui golf cart rischia di consolidare, se si limita a contare i mezzi.

Cosa rischia chi guida senza formazione

Lo diciamo a tutela dei driver, non contro di loro. Quando qualcosa va storto, il primo a pagare è chi era a bordo, non l’operatore che lo ha mandato in strada. Tre situazioni che i colleghi ci raccontano:

  • La «visita guidata» senza guida. L’operatore vende un tour guidato in golf cart e mette a bordo una persona senza abilitazione. Se al controllo viene contestato l’esercizio abusivo della professione di guida, la contestazione arriva a chi sta parlando al gruppo.
  • Il food tour e l’allergia. Il driver accompagna un tour gastronomico senza che nessuno gli abbia spiegato come si raccolgono e si gestiscono allergie e intolleranze. Una cliente ha una reazione, e nella denuncia accanto all’operatore finisce anche il suo nome.
  • La famiglia senza seggiolino. Lo mandano a prendere una famiglia con bambini piccoli, senza rialzo né seggiolino. Se succede qualcosa, la prima responsabilità a essere valutata è quella di chi guidava.

In tutti e tre i casi il driver non ha deciso niente: ha eseguito. Ma non lo tutela il tour operator. Lo tutela soltanto conoscere le regole, abbastanza da poter dire «così no». È quello che un percorso abilitante insegna: legislazione turistica, responsabilità, sicurezza, emergenze, limiti del ruolo.

Per questo non chiediamo di togliere il lavoro a chi oggi guida senza patentino. Chiediamo che possa diventare un professionista, e in audizione porteremo una proposta su come arrivarci in tempi brevi, senza lasciare a casa nessuno. Per dare dignità a una professione servono oneri e onori: studio e responsabilità da una parte; riconoscimento, tutele e compensi adeguati dall’altra.

La nostra posizione è un’altra. Chi accompagna i clienti ed esegue il programma di viaggio deve essere un accompagnatore turistico formato e abilitato. E l’accompagnatore, per come intendiamo noi la professione, deve poter lavorare da libero professionista: su incarico scritto, per più committenti, rispondendo del proprio operato e facendosi pagare per quello che sa fare. Non può essere soltanto un collaboratore legato a una società da un contratto a termine, senza l’autonomia del freelance e senza le tutele del dipendente.

Per questo TourLeaderPro ha chiesto di essere ascoltata, e il 6 ottobre sarà in Commissione: per portare la voce di chi questo lavoro lo fa con un’abilitazione, e quella dei driver che un’abilitazione vorrebbero poterla ottenere.

Oneri e onori: quanto costa lavorare bene

Molti articoli di queste settimane si sono fermati sul prezzo dei tour in golf cart, senza dire quanto costa farli bene. Due cifre che conosciamo dal lavoro di ogni giorno:

VoceOrdine di grandezzaCosa significa
Un golf cart modello Alba, 5 posti più conducentecirca 42.000 euroil solo mezzo, prima di assicurazione, rimessa, ricarica e manutenzione
Un accompagnatore turistico abilitato, in alta stagionenon meno di 40 euro lordi l’oracompenso da libero professionista: tasse, contributi e spese sono a suo carico
Cifre indicative riferite al mercato romano, fornite dai professionisti del network.

Quei 40 euro lordi non sono uno stipendio. Il lavoro è stagionale e si concentra in pochi mesi; da quel compenso il professionista paga imposte, contributi, assicurazione, aggiornamento e i mesi in cui non lavora. È giusto così, perché è una libera professione: l’accompagnatore lavora per più agenzie e, quando serve, in altre città d’Italia e d’Europa. Un co.co.co. o un part time che gli chiede disponibilità totale per una sola agenzia gli toglie proprio questo.

Dove manca un requisito professionale, il prezzo si abbassa tagliando su chi sta a bordo. Anche su questo porteremo una proposta in Commissione. Regole chiare, fissate prima, uguali per tutti.

«Roma non è Disneyland»: il clima intorno alla legge sui golf cart

Nelle ultime settimane alcuni colleghi sono stati aggrediti mentre lavoravano. Ci hanno riferito lanci di uova e di gavettoni, al grido di «Roma non è Disneyland», «Roma non è un luna park», «siete degli illegali senza permessi».

Capiamo l’esasperazione di chi vive in un centro congestionato. Ma chi lavora in regola, con un’abilitazione e una partita IVA, non è un criminale. Una parte del racconto di queste settimane ha messo nello stesso sacco operatori regolari e improvvisati, e ha contribuito a questo clima.

Noi siamo i primi a subire la concorrenza sleale di cui si parla: quella di chi mette a bordo persone senza formazione e con compensi minimi per aumentare i propri margini. Il risultato è una guerra tra poveri, accompagnatori abilitati contro driver sottopagati, che non ha senso: nessuno dei due ha scelto queste condizioni. La risposta non è demonizzare un mezzo o una categoria. È distinguere chi lavora bene da chi no, con criteri scritti e controllabili.

Chi accompagna i visitatori passa con loro più tempo di chiunque altro: da come lavora dipendono la loro sicurezza e l’idea di Roma che portano a casa. È una professione da riconoscere e tutelare.

Tre errori che la legge sui golf cart non deve fare

Il tetto al numero dei mezzi. Selezionare le agenzie va bene: chi non ha i requisiti resta fuori, e su questo siamo d’accordo con chi chiede una stretta. Un tetto al numero di golf cart in città è un’altra cosa. Non distingue chi lavora bene da chi lavora male, frena lo sviluppo del turismo a Roma e finisce per premiare chi ha già la flotta più grande, a danno dei professionisti e delle piccole agenzie su misura, che ci mettono l’impegno e la faccia e danno un servizio che nulla ha a che vedere con il trenino turistico che gira la città senza spiegare niente. La selezione va fatta sulle agenzie e sui requisiti, non sul numero dei mezzi.

Chiudere la porta alle guide. Perché una guida turistica abilitata non dovrebbe poter usare un golf cart per spostarsi con il suo gruppo da un sito all’altro, dentro un servizio organizzato da un’agenzia? Per chi cammina con difficoltà è spesso l’unico modo di fare una vera visita guidata. Una legge fatta di itinerari fissi e di pochi operatori autorizzati lo renderebbe impossibile.

Legare l’accompagnatore a una sola agenzia. L’accompagnatore turistico abilitato può lavorare per più committenti, in tutta Italia e, con il riconoscimento della qualifica, negli altri Paesi europei. Un sistema in cui in golf cart lavora solo chi è contrattualizzato da un’unica agenzia, che gli chiede disponibilità totale, gli toglie proprio questa libertà e lo riduce a manodopera. Il Registro deve censire imprese e mezzi, non vincolare le persone a un datore di lavoro.

Cosa chiediamo alla Regione per la legge sui golf cart

  • Distinguere il pacchetto dalla corsa. Chi esegue un pacchetto turistico come agenzia o tour operator non è un NCC e non vende corse. La legge lo dica.
  • L’accompagnatore a bordo, scritto nella legge. L’articolo 3 lascia ai Comuni la scelta di chi deve essere presente sul mezzo: la legge indichi l’accompagnatore turistico abilitato, o la guida, e il Registro dell’articolo 4 ne riporti l’abilitazione. Non un albo «a cui chiunque potrà iscriversi», come temono i tassisti.
  • Applicare la L.R. 50/1985. L’articolo 27 vieta già di avvalersi di accompagnatori senza licenza: si applichi.
  • Perimetri, non percorsi. Si corregga l’articolo 2, comma 2: zone vietate, orari, stalli. Niente itinerario unico.
  • Selezione delle agenzie, non tetto ai mezzi. Sì a un numero definito di agenzie autorizzate, scelte sui requisiti: licenza, personale abilitato, assicurazioni, contratti e contributi in regola. No a un tetto al numero di golf cart in città.
  • Tutele per chi guida. Direttive scritte, formazione e compensi adeguati. L’accompagnatore deve poter lavorare da libero professionista su incarico, non da collaboratore a termine sottopagato.
  • Ascoltare gli accompagnatori, anche dopo. TourLeaderPro è stata ammessa all’audizione del 6 ottobre. Chiediamo che gli accompagnatori turistici siedano anche al tavolo che scriverà i regolamenti.

Su un punto bisogna essere onesti. Oggi nuove abilitazioni da accompagnatore non se ne rilasciano: dopo la sentenza 196/2025 della Corte costituzionale si aspetta la legge dello Stato. Chiedere il requisito significa quindi chiedere anche alla Regione di sollecitare quella legge. Altrimenti la porta resta chiusa a chi vorrebbe formarsi sul serio.

In audizione porteremo anche altro: proposte operative su formazione, tempi e responsabilità, costruite perché funzionino per la città, per gli operatori seri e per chi guida. Non le anticipiamo qui per rispetto della Commissione, che deve leggerle per prima. Le pubblicheremo subito dopo l’audizione.

Cosa succede dopo l’audizione

L’audizione del 6 ottobre è il primo passaggio, non l’ultimo. Il percorso della legge sui golf cart è questo:

  • Audizioni. La Commissione raccoglie osservazioni e proposte scritte. Il proponente ha promesso un ciclo «intenso» e un testo aperto alle modifiche.
  • Emendamenti e voto in Commissione. È qui che entrano, o restano fuori, il requisito professionale, il tetto ai mezzi e gli itinerari.
  • Consiglio regionale. Il voto finale. A giugno il presidente della Regione aveva indicato come obiettivo la fine del 2026.
  • Regolamento di Roma Capitale. D’intesa con la Regione e sentito il soprintendente: strade, orari, soste, operatori ammessi e chi deve essere a bordo. È il testo che deciderà come si lavora davvero.

Fino ad allora la legge sui golf cart non esiste. Valgono il Codice della Strada, il Codice del turismo, la L.R. 50/1985 e, per le guide, la legge 190/2023. E valgono i controlli.

Tre scenari per la legge sui golf cart

  • Modello Firenze. Lì il nuovo regolamento, secondo FirenzeToday, prevede 24 autorizzazioni e percorsi definiti. A Roma vorrebbe dire tagliare la gran parte dei mezzi, compresi quelli dei tour operator storici.
  • La bozza 302 corretta. Regolamenti comunali e Registro, con dentro il requisito professionale, senza itinerario unico e senza tetto al numero dei mezzi. È la legge sui golf cart per cui vale la pena lavorare.
  • Un altro stallo. Una norma simile è già stata ritirata il 27 maggio per l’opposizione di taxi e NCC. Se succede di nuovo, restano solo i controlli.

Se lavori in golf cart, cosa fare adesso

Finché la legge sui golf cart non è approvata non cambia niente: si applicano le regole di oggi, e i controlli continuano. Dai riscontri del nostro network, la Guardia di Finanza controlla i golf cart da fine luglio; a fine settembre si sono aggiunti i Carabinieri, prima sulla strada e poi sul lavoro. Il fascicolo da avere a bordo e la difesa in caso di verbale sono in Golf cart Roma controlli 2026: chi può guidarli davvero e cosa rischi.

Accompagnatore con golf cart e un gruppo di visitatori anziani davanti ai Fori di Roma
Per molti visitatori anziani o con difficoltà motorie il golf cart è l’unico modo di vedere il centro.

Domande e risposte

Quando si vota la legge sui golf cart nel Lazio?

Non c’è una data. L’esame è iniziato il 29 settembre 2026 in VI Commissione; il 6 ottobre ci sono le audizioni. A giugno il presidente della Regione aveva indicato come obiettivo la fine del 2026. Dopo la legge serviranno i regolamenti del Comune di Roma.

I golf cart a Roma sono illegali?

No. Per la Cassazione (ordinanza 27218/2024) un’agenzia di viaggi può usare una propria autovettura per trasportare i clienti durante un’escursione inclusa in un pacchetto. Vendere corse come farebbe un taxi o un NCC, senza titolo, è invece sanzionato. La legge sui golf cart serve proprio a tracciare questo confine.

Serve l’abilitazione di accompagnatore turistico per lavorare in golf cart?

Dipende da cosa fai. Chi si limita a guidare il mezzo dentro un servizio organizzato da altri non esercita la professione di accompagnatore. Chi gestisce il gruppo ed esegue il programma di viaggio svolge l’attività che la L.R. Lazio 50/1985 (articoli 3 e 5) subordina alla licenza. Illustrare i monumenti è riservato alle guide turistiche abilitate (legge 190/2023). La proposta di legge sui golf cart lascia ai Comuni la scelta di chi deve essere a bordo (articolo 3): chiediamo che lo dica la legge.

Cosa cambia con gli itinerari prestabiliti?

Se la legge sui golf cart passasse così, i mezzi potrebbero circolare solo sulle strade individuate dal Comune. Per i tour su misura sarebbe la fine del servizio; per il traffico, più mezzi sulle stesse strade.


Fonti: RomaToday, i numeri dei controlli, l’avvio dell’esame in Regione, la posizione dei sindacati taxi, la posizione degli operatori; calendario del Consiglio regionale del Lazio, 5–9 ottobre 2026. Norme: L.R. Lazio 19 aprile 1985, n. 50, testo coordinato; Cassazione civile, Sezione II, ordinanza n. 27218 del 21 ottobre 2024. Consultate il 4 ottobre 2026; articolo aggiornato il 5 ottobre 2026. Proposta di legge n. 302 del 16 settembre 2026: testo depositato, banca dati degli atti del Consiglio regionale del Lazio. Metur: intervista a Lumsanews del 18 settembre 2026 e Decalogo.

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La Carta dei 15

Standard di qualità TourLeaderPro: un accompagnatore ogni 15 partecipanti circa. Sopra questa soglia prevediamo un secondo accompagnatore. È una scelta operativa, non un obbligo di legge: deriva dai limiti dei siti più visitati (Musei Vaticani 20 persone per guida, Venezia 25, radioguide obbligatorie al Colosseo da 9 persone) e dalla soglia oltre la quale una sola persona non può garantire tempi, sicurezza e attenzione a ciascuno.

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